I Parchi Abruzzesi
Parco Nazionale del Gran Sasso - Laga
 
Parco Nazionale del Gran Sasso - Laga
DESCRIZIONE DEL PARCO

PRESENTAZIONE DEL PARCO NAZIONALE
DEL GRAN SASSO - LAGA

di Giuseppe Rossi
Presidente del Parco Nazionale del Gran Sasso - Laga

Tra tutti i Parchi dell'Appennino, quello del Gran Sasso e Monti della Laga, per i caratteri prettamente montani quasi "alpini" che racchiudono le vette più alte, tra cui il Corno Grande, è quello di maggiore attrattiva. Esso è costituito da due distinti gruppi montuosi. II massiccio del Gran Sasso, di natura calcarea, con sviluppo principale est-ovest di circa 40 chilometri (dal Vado di Siella al Valico delle Capannelle) e propaggini orientali in direzione nord-sud per altri 30 chilometri, attraverso Monte San Vito e Monte Cappucciata, fino alle Gole di Tremonti, domina, imponente e spettacolare, il circostante sistema di monti, i colli, la pianura, le città dell'uomo dell'Italia centrale e, in lontananza, i due mari Adriatico e Tirreno. II Gran Sasso è così la montagna d'Abruzzo per eccellenza: la maestosità di vette primordiali, l'orrido di ripide pendici e creste dirupate, la forza e la gigantesca essenza della natura, che culmina nei 2912 metri del Corno Grande e si espande nelle cime del lungo complesso montuoso, restituiscono con molta suggestione il primato di questa montagna arricchita dalla vastissima piana di Campo Imperatore a 1800 metri di quota, con i suoi 19 chilometri di lunghezza e 4 di larghezza. A nord-ovest il Gran Sasso si salda con i Monti della Laga, che presentano una struttura marnoso-arenacea, interessano il settore settentrionale del Parco e sono situati a cavallo delle tre regioni (Abruzzo, Lazio e Marche). Con versanti a orografia diversa – accidentato il versante marchigiano, dirupato o a forte pendenza quello del Lazio, più ondulato l'abruzzese -, essi delineano una catena montuosa, a tratti difficile e tortuosa, con una linea di cresta che, da Monte Comunitore sale verso la cima di Macera della Morte, punto di confine tra le regioni a 2022 metri di altitudine, per culminare nei 2458 metri di Monte Gorzano. II "Parco", in genere, evoca l'idea del bello e raffinato. Ma qui c'è di più! Per il visitatore e l'escursionista del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga non sarà facile reprimere, o solo trattenere, meraviglia ed entusiasmo, profonda ammirazione e devozione nei riguardi della natura, restando abbagliato dalla sua bellezza, quasi da non voler più ridiscendere nel sottostante e difficile mondo dell'artificiosità umana. Dalle alte pianure di Campo Imperatore, ben conosciute fin dai tempi medievali di Federico II di Svevia, l’imperatore naturalista, il monte sembra più vicino, la sua vetta addolcita dai profili ondulati delle praterie d'altitudine, la presenza dell'uomo rivelata dalle sagome bianche delle greggi al pascolo. Le strade si inerpicano fino ad estinguersi dove le invenzioni meccaniche dell'uomo non possono spingersi. Da qui, in pochi - i romantici, gli amanti del silenzio e della pace d'alta quota - si avventurano oltre, magari fin sui ghiacci perenni del Calderone, sprofondato in precipizi di roccia, ammirando il germoglio di un fiore o la purezza di una Stella alpina, o il profumo del Genepì dell'Appennino e del Papavero alpino, o i segni discreti del Camoscio d'Abruzzo, appena tornato e che, forse per timore, non osa ancora mostrarsi. Dalle cime, è sterminato il paesaggio che si scopre e, nella limpidezza di alcune giornate, i litorali sono nitidamente visibili, i paesi e le città si scoprono assai piccoli da lontano; sotto i raggi del sole, il lago di Campotosto sembra uno specchio di cristallo e i laghetti di Barisciano, Passaneta. Racollo, Filetto e Assergi appaiono come oasi in un deserto d'erba. Nelle valli orientali della Laga, ricche di acqua e di estese foreste, è facile godere di quella straordinaria sensazione di ebbrezza, di fuga dalla convulsione e dai rumori delle città, toccando la pace, il bello e, in fondo, la semplicità di un bosco verde e incontaminato, dove scoprire orchidee multicolori e rara - come l'Orchidea epipogio senza foglia -, osservare dalla radura il planare dell'Aquila reale e ammirare maestosi abeti bianchi e faggi secolari, veri giganti della foresta, in cui si aggira, libero e selvaggio, il Lupo dell'Appennino. E che dire delle sensazioni di lunghe avventure che si provano oltrepassando gli impervi "vada" - rari e difficili passaggi da un versante all'altro, in certi casi veri e propri trait d'union tra comprensori -, testimoni dell'epopea dei viaggi da Roma all'Adriatico, che si svolgevano su sentieri, percorsi di montagna e strade sterrate, lungo cui ancora oggi si possono trovare significative testimonianze di storia e cultura dimenticate, tanto da farle ritenere, dagli archeologi, strade primitive tracciate dai primi popoli italici dediti all’allevamento. E che pensare, ancora, dei tratturi, gli antichi sentieri della transumanza che si diramavano in tante direzioni, di cui restano segni tangibili e alla cui presenza è affidato il compito di conservare, in qualche modo, questa tradizione - celebrata anche da poeti illustri della nostra terra -, affinchè non resti solo un ricordo, una lontana rimembranza delle avventure delle genti d'Abruzzo. E mentre sulle cime si osserva l’infinito, e nelle foreste lo spiraglio di luce filtrato dalle fronde, una cascata impetuosa o una sorgente di acqua cristallina, nei fondovalle e sulle pendici dei monti, nei bellissimi villaggi costruiti con la stessa pietra della montagna, la vita degli abitanti locali si svolge continua e regolare. L'arte delle sagge mani, del legno, della ceramica, della coltivazione tradizionale, della pastorizia, della gastronomia e dell'ospitalità si compie e si sviluppa a misura d'uomo, in un ambiente ricco di storia, tradizione e cultura. E' il fascino di un mondo dove la macchina non ha ancora cancellato la fantasia: la tessitura della lana; la ceramica bianca mutata in piatti, vasi, anfore, e dipinta di colori caratteristici; la lavorazione manuale del latte – qualcosa di impensabile e appartenente a un passato troppo lontano – affidata all'arte dei pastori, alla toro sapienza, alla loro saggezza; l'agricoltore, il frutteto, il vigneto, l'uliveto e il campo a fieno, grano, orzo, avena, segale, fave, fagioli, lenticchie, cicerchie e zafferano; l'allevatore e il suo bestiame; la guida e la roccia, il crepaccio, l'entusiasmo, il mistero, padrone della foresta e del vuoto sottostante; la locanda e il caminetto, i vicoli, dove le luci della sera creano un'atmosfera quasi magica e uno scenario suggestivo anche per le anime meno sensibili. Ogni angolo rivela la presenza e l'opera millenaria dell'uomo. Senza rievocare la vita e le vicende delle "genti del Parco" dalle origini e dal tempo di Annibale ai secoli dell'età imperiale, dall'epoca gotica all'anno Mille, ai nostri giorni, straordinarie testimonianze parlano la lingua dell'uomo: per il paleolitico la Grotta di Salomone e Colle del Vento; le sponde del Salinello, Colle Santa Lucia e Grotta di Monte La Serra per il neolitico; per l'età del bronzo la Grotta Amare e Monte Tre Croci; Campovalano e Colle Scaletta per quella del ferro; per il periodo romano la città Beregra, la necropoli San Marco, Aufinum, Furfo, Peltuinum e Villa Calvisia; per il Medioevo i monasteri di San Pietro ad Oratorium; San Cipriano, San Giovanni ad Insulam, San Benedetto alle Cafasse, Santa Maria del Monte, Santa Maria ai Carboni, le "Condole", le grance di Monte Bufario, e le abbazie di San Crisante e San Bartolomeo. Poi, i castelli, di assoluta attrattiva individuale e che completano l'insieme degli insediamenti, caratterizzanti fortemente il territorio, edificati, numerosi, tra l'XI e il XII secolo, sia sui versanti meridionale (Rocca Calascio e altri) e settentrionale (Rocca di Pagliare, Vado di Siella e di Forca di Penne, Fortino Santanello) del Gran Sasso, che sulla Laga (Castel di Luco, Piano di Roseto). Dal XII secolo inizia anche il consolidarsi dei centri abitati, con le chiese di riferimento e la stratificazione degli edifici, fino a creare centri storici ricchi e complessi, attestati verso monte o verso valle, in relazione alla economia pastorale o agricola. Negli ambiti territoriali di tutti i paesi si possono ammirare speciali tipologie architettoniche e opere pregevoli, segni della cultura popolare e documenti di notevole valore: ruderi, piazze, sculture, ponti, portali in pietra con segni protettivi e propiziatori, affreschi votivi, croci sui sentieri di campagna; e chiesette rurali e campestri come Santa Rufina, Santa Maria di Filetto, Madonna dei Santi, Santa Maria di Cinturelli, I'Eremo di Varani; e stazzi in quota come quelli di Padula e Montedoro. L'attività di allevamento e lo spietramento dei campi per la coltura hanno lasciato una interessante archeologia del paesaggio costituita, oltre che dagli stazzi e dalle "mandre", dai muri, dai terrazzamenti a secco e dalle "Stinzie". Che straordinario patrimonio da tutelare, valorizzare, promuovere e godere! E come, se non in un grande Parco Nazionale che, disegnato sulla carta, vuole nascere e crescere sul terreno? Istituire e organizzare un Parco Nazionale è cosa tutt'altro che semplice: specialmente in un'area in cui sono presenti insopprimibili interessi umani da armonizzare e integrare con quelli della natura. Non sarà perciò impresa facile "costruire" il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, ma potrà certamente essere una "avventura" esaltante per tutti i protagonisti, proprio nel momento in cui, anche in Italia, si fa strada la domanda sociale e amministrativa, e non solo culturale, di aree protette, e mutano la condizione ecologica, la sensibilità culturale e le condizioni politiche. E quando l'ecologia comincia finalmente a essere considerata non più come una mera disciplina scientifica, ma come una scienza di revisione dei rapporti esistenti tra uomo e ambiente, di aspirazione a un migliore equilibrio futuro, di un certo modo di vedere i rapporti tra uomo e natura non disgiuntamente dal rapporto tra gli uomini. La stessa definizione di Parco Nazionale, originariamente intesa in modo prettamente passivo - pura e semplice conservazione con conseguente imposizione di divieti e vincoli -, appare oggi con un contenuto socialmente più sensibile, integrando, appunto, il concetto di salvaguardia della vita animale e vegetale e di altri valori naturali, con la previsione di finalità più complesse di tipo economico, relative a interessi culturali, educativi, ricreativi, turistico-sociali e di impiego del tempo libero. Presso i cittadini, l'attenzione per i problemi dell'ambiente si fa sempre più viva e anche la nascita dei parchi sembra stimolarne sempre più l'interesse. I ricorrenti "messaggi" dei moderni mezzi di comunicazione stanno determinando condizioni favorevoli per la maturazione culturale dell'opinione pubblica locale e non, e l'idea che il Parco rappresenta l'anello principale nella organizzazione e nella gestione del territorio protetto. Insomma, il Parco servizio e non più solo risorsa. II Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga è caratterizzato da una certa complessità territoriale e amministrativa, ma anche da una particolare situazione socioeconomica, tipica delle aree montane. Tutte le varie attività economiche sono tuttora presenti nel territorio e appare quindi evidente che, tra le motivazioni principali per la promozione del Parco, rivesta particolare rilievo la proposta di una economia ecocompatibile che rinsaldi, rinnovi e sviluppi il rapporto tra il lavoro umano e le risorse ambientali; e ciò evitando il deterioramento dell'habitat e il consumo di beni naturali e storico-culturali non rinnovabili, che rappresentano l'unico vero capitale da mettere a frutto. Si possono cosi individuare, in larga misura, alcune opportunità da cogliere nelle diverse iniziative di gestione del vasto territorio: dallo stimolo alla agricoltura tradizionale e biologica al mantenimento e all'organizzazione del pascolo di una zootecnia su scala locale; dalla forestazione alla cura del sistema idrico, fonte di vita per le tante comunità distribuite sulle pendici della montagna e nelle città della pianura; dal recupero e promozione dell'artigianato legato allo specifico ambiente alla produzione e promozione dei prodotti del sottobosco e di altre risorse tipiche; dal restauro e riutilizzo dell'architettura tradizionale al recupero e rivitalizzazione dei vecchi centri storici; dallo sviluppo alla organizzazione - con le più appropriate strutture turistico-ricettive alberghiere e non, di informazione e assistenza, di guida e interpretazione, adeguatamente e razionalmente distribuite sul territorio, di un turismo specializzato e di qualità, orientato all'escursionismo naturalistico e sportivo, alla visita organizzata, al soggiorno culturale e di studio, alla distensione psicofisica. II Gran Sasso e i Monti della Laga si prestano molto, ma condizione imprescindibile per avere un Parco moderno, efficiente e vissuto, che dia risultati efficaci di conservazione e sviluppo - al di là dell'ovvio coinvolgimento di istituzioni, associazioni e movimenti -, è la collaborazione tra Ente Parco e comunità-abitanti locali che, partecipi della gestione, dovranno essere i veri protagonisti della vita del Parco e i suoi più convinti e decisi difensori. La salvaguardia del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e dei suoi inestimabili valori è, infatti, l'elemento fondamentale di qualsiasi forma di sviluppo economico, sociale, civile e culturale.

 

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