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REGIONALE DEL SIRENTE - VELINO
Assessore all'Urbanistica, Beni Ambientali, Parchi e Riserve Naturali della Regione Abruzzo Il Parco Naturale Regionale Sirente-Velino, unico parco regionale insieme ai tre nazionali istituiti nella nostra regione (Parco Nazionale d'Abruzzo, Gran Sasso-Monti della Laga, Majella-Morrone), nasce con la legge regionale 13 Luglio 1989 n. 54 "Istituzione del Parco Naturale Regionale del Sirente-Velino". Il suo contenuto, ovvero la sua essenza, è facilmente deducibile dallo spirito della legge che nell'art. 1 esprime concetti quanto mai chiari e fondamentali: il Parco è infatti istituito "…allo scopo di tutelare l'ambiente naturale, di salvare e d'incrementare la flora e la fauna, di conservare le speciali formazioni geologiche, di valorizzare le sopravvivenze archeologiche e monumentali, di favorire la ricreazione e l'educazione del pubblico e di promuovere e guidare razionalmente il turismo nel rispetto degli ecosistemi esistenti, tenendo nel debito conto le esigenze e le aspirazioni delle popolazioni locali ed il preminente interesse del loro sviluppo economico sociale". Ma cos'è un parco? Un "parco" può essere definito "un'area geografica dotata di particolari attrattive naturalistiche e paesaggistiche scarsamente antropizzata disponibile ad un uso pubblico compatibile con la sua sostanziale salvaguardia e mantenimento dei suoi caratteri peculiari (e quindi in generale anche di interi ecosistemi a grande estensione)…". Un'area, quindi, in cui il progressivo abbandono delle attività e dei luoghi, se in un primo momento ha creato disfunzioni socioeconomiche, oggi, proprio per lo stesso motivo che l'ha condotta ad essere ritenuta marginale, si ripresenta come episodio culturale incontaminato e pertanto soggetta a tutela e valorizzazione. E' il terreno fertile delle nuove politiche ambientali sottoscritte anche a livello europeo, è la consapevolezza sempre più radicata che la crescita economica deve prevedere all'interno dei propri scambi ed obiettivi il concetto di "sviluppo sostenibile", ovvero uno sviluppo che tenga conto della necessità, sempre più urgente, di inserire l'ecologia nei contenuti dell'economia. L'Abruzzo è una regione che geograficamente offre diversi caratteri: la dicotomia mare-montagna si ripercuote sul sistema economico e sociale dell'intero territorio. A fronte di una elevata conurbazione e di una elevata concentrazione di attività produttive sulla costa, soprattutto fra Pescara e Chieti a cui alcuni, un po' generosamente, hanno voluto attribuire la valenza di area metropolitana, esistono realtà interne cosiddette marginali, in cui l'economia rasenta i livelli di sussistenza, ed il degrado dei centri, in alcuni casi, rappresenta la caratteristica principale. Il nostro ambiente è stato da sempre utilizzato per l'economia, anche se è tra il 1800 e il 1900 che si hanno le prime sostanziali modificazioni territoriali: vengono progressivamente disboscate intere aree per soddisfare la richiesta di legname combustibile e da costruzione e nel contempo è sempre dalle zone montane che inizia l'emigrazione, aprendo un ciclo di progressivo abbandono delle terre e delle principali attività economiche, la pastorizia e l'agricoltura, ciclo che si concluderà tra gli anni '70 ed '80. In questo senso, i processi di antropizzazione e sfruttamento del territorio per attività economiche se, come si diceva prima, sulla costa hanno portato al progressivo depauperamento e congestionamento del paesaggio e dell'ambiente, nelle aree interne hanno creato una sorta di "sacca" ambientale. Il territorio è rimasto sostanzialmente intatto, mantenendo in molti casi inalterato l'antico assetto. Da queste brevi considerazioni si può facilmente intuire che il concetto "parco" racchiude una serie di aspetti che vanno da quello strettamente paesaggistico-ambientale a quello culturale ed antropico. L'Abruzzo quindi può offrire due elementi portanti: l'ambiente ancora intatto e l'antropizzazione storica che costituiscono un binomio assolutamente innovativo nel quadro dell'offerta turistica nazionale. Ma, per intendere meglio il significato anche economico-sociale contenuto in questo concetto, bisogna servirsi di un'ottica più generale, di un concetto di parco che confluisca nell'idea più estensiva "sistema dei parchi". E' fondamentale questo passaggio da una zona singola, comunque protetta e valida, ad una ampio areale, ad una vasta porzione di territorio che costituisca un insieme di aree interne in cui attuare un progresso ecosostenibile che diventi un fattore di riequilibrio territoriale. Il nostro sviluppo regionale, infatti, continua ad essere caratterizzato da difformità che storicamente si sono consolidate nel tessuto sociale ed economico: le aree interne e la zona costiera risultano fortemente differenziate oltre che dalla naturale barriera appenninica anche da un divario di concentrazione tra attività produttive e sviluppo socioeconomico. In particolare, per le aree interne occorre tener presente che l'attuale politica regionale prevede azioni di valorizzazione dei parchi naturali che interessano circa un terzo del territorio dell'intera regione e che costituiscono un importante strumento per incentivare il turismo e le imprese familiari nelle zone più soggette a spopolamento. La regione Abruzzo, quindi, potrà realizzarsi nell'ambito di un nuovo modello centrato sulla promozione della crescita in condizioni sostenibili, che ricerchi cioè una maggiore intensità occupazionale in un contesto di sostanziale conservazione delle risorse naturali. Il nuovo paradigma "ambiente-natura" è l'elemento di riferimento: a salvaguardia degli equilibri idrogeologici e della qualità estensiva dell'ambiente naturale, il recupero naturalistico delle aree interne e marginali, il riassorbimento degli attuali squilibri sono compiti prioritari di questo nuovo modello di sviluppo. Nel tornare all'area di nostro interesse, dobbiamo ricordare che il Parco Sirente-Velino fu sostenuto, fin dal lontano 1967, dal periodico "l'Altopiano" e, passando attraverso fasi alterne di richieste e ripensamenti da parte dei vari enti preposti, nasce nel 1989 con una legge regionale che ne definisce non solo i limiti fisici, ma anche i contenuti e le finalità. Le difficoltà trovate nell'iter di istituzione sono state quelle di raccordare le varie richieste delle Amministrazioni Comunali ricadenti all'interno del perimetro previsto e ciò non solo sulla diversa funzione che un Parco deve esercitare sul territorio, ma anche sulla opportunità della sua istituzione. Ma a testimonianza dell'interesse che riveste l'area c'è da dire che già nel 1970 il Ministero dell'Agricoltura e Foreste istituì il Parco Naturale del Sirente con una estensione di circa 2.000 ettari portata a 16.000 ettari nel 1972. Da questi anni, una puntuale e quanto mai serrata opera da parte della popolazione e di associazioni ambientaliste porta ad una presa di posizione della Regione che, con l'emanazione della legge, rompe gli indugi in materia di tutela territoriale e precorre gli attuali indirizzi di politica di sviluppo regionale. Vogliamo ricordare che oggi l'estensione del Parco è approssimativamente di 60.000 ettari a fronte di quella del Parco Nazionale d'Abruzzo che è di circa 44.000 ettari. Ben ventidue sono i Comuni che ricadono all'interno del perimetro e quarantuno i centri abitati. Se torniamo per un momento al concetto di parco, quale luogo in cui coesistono più realtà sia fisiche che storico-sociali, e lo poniamo in stretta relazione con questi sintetici dati tecnici, possiamo facilmente comprendere quale possa essere la molteplice valenza dell'area in questione. L'elevata presenza di nuclei abitati all'interno del perimetro determina una particolarità: il Parco, in questo caso, si caratterizza attraverso la pregevole integrazione sul territorio di episodi archeologici, urbanistici e naturali mirabilmente tessuti insieme dalle nostre genti. Sono proprio tutte queste componenti, segmenti di un unico ed originale ambiente, a costituire l'essenza del Parco Sirente-Velino. Il patrimonio storico-culturale ed artistico che si può trovare all'interno del Parco è decisamente rilevante come insieme di testimonianze, di sistemi di vita trascorsi, strettamente connessi alla conformazione fisica del terreno, da sempre sottoposto ad un isolamento geografico. La civiltà pastorale era già presente nell'era preistorica, numerosi anche se poco conosciuti i siti della civiltà italica e romana; particolari e significativi i castelli, i conventi benedettini e francescani disseminati sul territorio a cui vanno aggiunti pregevoli centri storici e le "pagliare", luoghi singolari legati alla "transumanza verticale". Vanno quasi rintracciati questi "tesori" che spesso si confondono alla vista tanto è elevata la loro integrazione con il paesaggio naturale che, da queste presenze storiche, viene ulteriormente qualificato e impreziosito. Faceva parte della cultura delle popolazioni che hanno abitato questa terra l'antico concetto romano del "genius loci", secondo cui ogni essere o luogo aveva il suo "spirito guardiano" o spirito del luogo, che determinava il suo carattere e la sua essenza. Già gli antichi riconobbero quindi essenziale e vitale venire a patti con il genio del luogo come "spirito dell'opposto" con cui l'uomo doveva accordarsi per avere la possibilità di abitare. Ci sembra che questo concetto non sia mai scomparso nelle civiltà che si sono susseguite almeno fino a quella attuale, presuntuosa e prevaricatrice dell'ambiente e che in moltissimi casi ha irrimediabilmente modificato lo spirito dei nostri luoghi. E' così che i segni dell'uomo, faticosamente ritagliati in un ambiente la cui peculiarità principale è l'asprezza, hanno costruito un paesaggio caratterizzato da un disegno agrario frammentario, a cui fanno sfondo piccoli centri urbani in modo tale da confondersi spesso con il paesaggio naturale e a cui va giustamente attribuita una valenza ambientale più che strettamente architettonico-stilistica, ma non per questo meno preziosa. Un "paesaggio culturale", quindi, armoniosamente costruito dalla stratificazione delle testimonianze di tutte le epoche che hanno disegnato effetti tangibili. La posizione dell'area ha determinato la costruzione dell'ambiente: al centro dell'Appennino con un clima estremamente rigido perché difficilmente mitigato dall'azione dei due mari, con lunghi periodi di innevamento, un'alternanza di altopiani ed estese zone boscose ha creato una economia silvo-pastorale e più limitatamente agricola. Un caso a parte è rappresentato dal fenomeno turistico nell'Altopiano delle Rocche: centri come Rocca di Mezzo, Ovindoli, Rocca di Cambio offrono opportunità in tal senso per la presenza di impianti di risalita sulle montagne della Magnola e di Campo Felice. A ciò si aggiunga che il territorio in questione si estende fra aree con caratteri diversi: la media valle dell'Aterno, la Valle Subequana, l'Altopiano delle Rocche e la Marsica settentrionale che nella nostra regione rappresentano realtà completamente differenti. Per dare solo alcuni accenni, diremo che la Marsica ha una economia del tutto differente dalle aree cosiddette interne dovuta allo sfruttamento del Fucino, la Valle Subequana invece ha come direttrice proviliegiata la Conca Peligna con una polarità strettamente connessa a Sulmona quale centro di attrazione, e la media Valle dell'Aterno e l'Altopiano delle Rocche invece gravitano sul capoluogo abruzzese: Ci troviamo di fronte ad ambiti territoriali con caratteristiche diverse ma pregevolmente sintetizzate. In quest'area è possibile ammirare l'ambiente montano, quello di media montagna, il collinare ed il fluviale, passando da 2300 metri a 600 di altitudine, con una variegata valenza paesaggistica. Chi attraversa questo territorio o si cimenta in escursioni in quota può rilevare con facilità una delle caratteristiche maggiori dell'arco appenninico qui particolarmente evidenti e suggestivi: i versanti che compongono il massiccio sono del tutto asimmetrici. Sono segnati da profonde vallate o in alcuni casi da fenomeni di forte erosione che hanno ritagliato nelle rocce episodi singolari come le Gole di Celano che da Ovindoli, attraverso strettoie e passaggi ricavati tra pareti rocciose, conducono a Celano nella Piana del Fucino. Ad un pendio, se pur rilevante, del Velino e della parte occidentale del Sirente ricoperti in prevalenza di pascoli ed arbusti, si contrappongono nettamente le spettacolari pareti rocciose del versante nord-est che incombono sulla faggeta che dai Piani del Sirente, presso Rocca di Mezzo, si inoltra nella Valle Subequana. Su queste pareti dolomitiche si aprono ben cinque grossi canaloni brecciosi, interessantissimi dal punto di vista vegetazionale. Si rimane infatti colpiti dall'eccessiva ripidità di questi canaloni e dalle continue pareti che si ergono perpendicolari ad essi, una quinta scenografica di grande effetto che rende quasi inespugnabile la vetta. Ai suoi piedi, il paesaggio viene caratterizzato da una folta faggeta che si estende per circa dodici chilometri e che dal centro di Rovere arriva fino a Gagliano Aterno. Si aggiunga che non mancano esempi di boschi secolari; si trovano infatti rari esempi di faggi plurisecolari di mirabile effetto presso la località Anatella, i prati del Sirente e Capo Pezza. E' in questo habitat che il lupo, l'orso e l'aquila hanno trovato le condizioni ottimali per vivere. L'orso, simbolo ed orgoglio della natura abruzzese, ha fatto la sua comparsa. Negli ultimi anni sono stati segnalati diversi avvistamenti che avvalorano l'ipotesi che la specie che oggi si trova sulle nostre montagne non sarebbe parte, come alcuni hanno voluto sostenere, del nucleo centrale che avrebbe abbandonato il Parco Nazionale d'Abruzzo, bensì che si tratti di individui sparsi per tutta la parte montuosa della regione. Anche la flora è ricca e multiforme e le fioriture, soprattutto nel periodo primaverile ed autunnale, costituiscono una particolarità del paesaggio. Vogliamo ricordare che l'Unione Europea e il Ministero dell'Ambiente, in stretto rapporto con la Regione Abruzzo, stanno portando avanti il programma "Bioitaly" che prevede un censimento dei biotopi presenti nella nostra regione e dal quale si può constatare che l'area in questione riveste un interesse particolare sia per la flora che per la fauna. Gli altopiani costituiscono un'altra particolarità di quest'ambiente. Numerosi e posti a differenti quote rappresentano i residui di antichissimi laghi, oggi verdissime pianure con tipici laghetti carsici che si contrappongono al paesaggio aspro e duro delle alte quote. Ancora oggi, in quasi tutto il periodo dell'anno, si possono ammirare i residui di questi specchi lacustri su cui incombe la forte presenza del massiccio e presso cui è facile vedere mandrie al pascolo che trovano ristoro presso queste acque. Il paesaggio agricolo si differenzia a seconda delle vallate: dalla estesa pianura del Fucino con una tessitura agricola regolare e controllata, ai verdi altopiani delle Rocche con una buona presenza di attività zootecnica, agli aspri paesaggi della media valle dell'Aterno in cui i centri storici caratterizzano le visuali. L'acqua è l'elemento fondamentale per questi luoghi. Penetra nel terreno carsico creando fenomeni di inghiottitoi che più a valle danno vita a grotte e risorgenze. Famosa ed attrezzata turisticamente la Grotta di Stiffe, nel comune di San Demetrio ne' Vestini ai margini del parco, in cui le cascate e i laghi sotterranei creano suggestivi giochi di acqua. Si deve alle particolarità dell'ambiente la caratterizzazione dell'economia che nella pastorizia e nello sfruttamento del bosco ha avuto le fonti essenziali di rendita. E' un'economia antichissima, quella dei pastori, se già in epoca romana Varrone e Marziale tessono le lodi dei pascoli abruzzesi nei loro scritti. In effetti su questa terra esistono testimonianze della civiltà romana, insediatasi dopo quella italica e che di questa ha sfruttato i siti. Alcune ancora poco conosciute e studiate, altre, come Alba Fucens, notissima, o come il Fucino, per il prosciugamento del quale già allora era stata realizzata una mirabile opera di idraulica in alcuni punti ancora visibile. Si legge in un volume di storia d'Italia di Einaudi: "Gli altopiani abruzzesi sono zone che richiamano uomini e mandrie nei mesi estivi e li respingono in quelli invernali. Da qui i fenomeni della transumanza verso le piane…e da qui la densa tradizione dell'artigianato nei villaggi…quel lavoro per cui gli uomini scendevano dopo la fine dell'estate nelle città delle conche intermontane, delle pianure e delle coste, a svolgere nei vari mesi un commercio ambulante di oggetti di legno, di rame, di ferro, di lana o a vendere il carbone per la legna…". Più tardi, nel XVIII secolo, quando la pastorizia viene emarginata per l'espansione della coltura del grano, il già precario assetto della società montana entra fatalmente in crisi avviando il fenomeno dell'abbandono delle attività e l'emigrazione verso i centri forti regionali, ma anche extraregionali, come Roma, che da sempre ha ricevuto dalla nostra terra manodopera. In questo contesto economico e territoriale gli insediamenti non hanno carattere di altura. Ad eccezione delle singolarissime "Pagliare" di Tione, Fontecchio e Fagnano, alpeggi estivi, piccoli borghi in cui si svolgeva la "transumanza verticale" che conduceva gli armenti dalle alture fino a valle e successivamente ai tratturi maggiori che partivano da Celano e dall'Aquila. Sono costituite da pagliai, nei quali veniva stivato il fieno, e da una piccolissima abitazione, ed erano un appoggio anche per l'agricoltura di altitudine. Oggi le "pagliare" sono apprezzatissime per il magico isolamento e la semplicità che le caratterizzano, una sorta di angolo di civiltà ritagliato nel silenzioso paesaggio montano delle creste dolomitiche del Sirente. Alla dissoluzione del mondo antico, dopo un periodo di abbandono, segue una ripresa dovuta all'insediamento dei monaci benedettini che nel tessere di nuovo le fila della società e dell'economia, vivacizzano la vita del Sirente-Velino. Ne sono pregevoli esempi l'Abbazia di Santa Maria in Valle Porclaneta, presso Rosciolo, in strettissimo collegamento con Montecassino, e quella di San Giovanni in Lucoli. Ma è durante l'XI secolo che l'area riacquista importanza e diviene una barriera settentrionale del regno normanno. E' per motivi difensivi, quindi, che il territorio si viene a caratterizzare con l'incastellamento e con il coagulare intorno alle emergenze difensive la vita della comunità, fenomeno che si concluderà nel XIII secolo. Nascono i borghi medioevali così come possiamo apprezzarli oggigiorno, dove possiamo avere l'occasione di passeggiare e trovarci di fronte episodi unici come la fontana trecentesca di Fontecchio, il castello di Gagliano Aterno, anch'esso trecentesco ma oggi purtroppo tolto alla comunità locale e trasformato in un condominio per facoltosi, le torri e la chiesa di Santa Maria del Ponte di Tione, il castello di Fagnano, quello di Ocre e quello di Celano, una volta residenza dei potenti conti di Celano. Particolarissimi i cosiddetti sistemi difensivi di avvistamento, torri singole o cintate, vere e proprie fortificazioni che nel periodo intorno al XII-XIII secolo nascono per esigenze di sicurezza e che oggi troviamo disseminate sulla mezza costa, sul vertice di alture e che costellano l'area del parco. Esse costituivano un sistema di avvistamento e comunicazione che consentiva il controllo sul territorio e sui pericoli che su di esso incombevano. L'impatto emotivo con queste emergenze è fortissimo: incutono rispetto e timore a memoria di un territorio conquistato e difeso strenuamente. Vogliamo tornare a sottolineare il concetto di spirito del luogo che troviamo particolarmente appropriato per queste aree. Chi si trovi a frequentare questi ambienti si renderà conto che non può comprendere il senso, l''tmosfera dei luoghi in maniera settoriale, ma dovrà afferrare la molteplicità degli aspetti, la sintesi degli eventi naturali e storico-architettonici che hanno stratificato la struttura stessa di questo territorio. Nei luoghi di questo parco il nostro tempo e il nostro spazio hanno una valenza differente; i semplici ritmi vitali con cui entriamo in contatto ci fanno apprezzare e riscoprire sensazioni spesso sopite, costringendoci ad un confronto critico con la qualità della vita della nostra società. Acquista quindi significato il concetto di tutela, un'azione tesa a preservare l'ambiente ma anche a trasmettere una cultura che ci consenta di vivere più attentamente i luoghi e i tempi del nostro vivere quotidiano.
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